Unique Alpine TPG-1

pubblicato sulla rivista Diana Armi di febbraio 2009

Oggi ho avuto l'occasione di provare il TPG-1 della Unique Alpine.
L’arma risulta pesante per un uso operativo di tipo militare, mentre per quello di Polizia il peso diventa meno determinante anche se ne influenza la maneggevolezza, specialmente su appoggi non proprio canonici.
L’arma non è istintiva ed è poco adatta a tiratori medi, è un’arma che da il meglio di sè nelle mani di tiratori esperti e ricaricatori, un po’ come se un automobilista medio dovesse entrare nel guscio di guida di una Ferrari da F1; si troverebbe scomodo con molte difficoltà a gestire la guida del bolide e ovviamente incapace di raggiungere le massime prestazioni, anzi, molto probabilmente, incapace di finire il giro sul circuito con tutti i testa coda che farebbe.
Allo stesso modo l’Unique Alpine, utilizzato da un neofita o da un tiratore medio, sarebbe tranquillamente surclassato in mouche da un buon Police “customizzato” o da un TRG 22 unito ad una buona ricarica.
Di contro, se messo nelle mani di un esperto tiratore, capace di settare propriamente le infinite regolazioni di quest’arma, verrebbero alla luce le sue superbe capacità di precisione.

Sarò ripetitivo, ma quest’arma ha bisogno di lavorare sotto la guida di mani esperte nel tiro e nella ricarica.
Continuo a parlare di ricarica e non di cartucce ordinarie perché la canna, come l’arma nei confronti dei tiratori, è difficile nei gusti: non digerisce la maggior parte delle munizioni commerciali, di conseguenza chi non ricarica deve fare un lungo studio “dietologico”.
Ovviamente con le cartucce commerciali, non è possibile andare, oltre una certa precisione, mentre con le munizioni ricaricate si possono raggiungere prestazioni massime.
La prova pratica di tiro è stata effettuata in poligono alla classica distanza dei 100 mt, sparando attraverso i sempre più presenti ed odiosi tubi interrati. L’arma di serie non viene fornita di bipiede, così ho recuperato, come appoggio, tre mattoni da costruzione.
L’arma ha varie regolazioni, ma mi sono limitato a correggere l’altezza del poggiaguancia e l’assialità del calciolo con l’asse dell’arma.
L’impugnatura dell’arma è adatta a mani grandi e la leva di scatto distante costringe il dito indice a poggiarsi sopra, con un’angolazione non proprio ortodossa. La prova in bianco di armamento e scatto fa rilevare un fluido movimento dell’otturatore.
La corretta presa della pala con la mano sinistra è difficile per chi, come me, è abituato a poggiarla sotto, in quanto il monopod incorporato la alza di parecchio dalla superficie di appoggio e non permette al dorso della mano di entrare a contatto con l’arma.

L’alimentazione dell’arma presenta una antipatica caratteristica:
poggiare la cartuccia sulla slitta dell’elevatore con la successiva chiusura dell’otturatore porta la l’ogiva ad impuntarsi sul vivo di culatta dell’arma, in quanto non è presente nessuna rampa d’invito alla camera di cartuccia.
L’unico modo di alimentare correttamente l’arma è utilizzare il caricatore monofilare oppure inserire la munizione direttamente nella camera di cartuccia.
La prova di tiro si è svolta sulla distanza dei 100 mt. Allo sparo l’arma risulta stabile grazie al gigantesco freno di bocca, forse più adatto ad un 408 che ad un 308.
L’espulsione dei bossoli è molto particolare e funzionalmente molto valida: vengono tutti proiettati verso il basso a non più di una spanna di distanza dall’arma.
Come precedentemente detto, l’arma è molto esigente nella scelta delle cartucce, tanto che le Fiocchi 180 grs hpbt con palla Sierra, che bene hanno funzionato sulle lunghe distanze con il mio Rem Police 700, al limite di un moa (da centro a centro); senza parlare delle American Eagle da 150 grs., una rosata molto aperta.
Discorso diverso con le ottime Federal 168 grs Gold Match, capaci di garantire in modo “costante e ripetuto”, in ben quattro rosate, il ½ moa.

Strepitosi poi i risultati, ripetuti e non occasionali, con le cartucce ricaricate (bossolo Norma, palla Sierra 168 SMK, oal di 71,15 mm, inneschi Federal) con rosate di tre colpi da un minimo di 10 mm ad un massimo di 15 mm da bordo esterno a bordo esterno (da queste misurazioni togliete il diametro della palla ed avrete il diametro delle rosate da centro a centro), praticamente un colpo dentro l’altro.
Non oso pensare ai livelli raggiungibili con un’appropriata ricarica. In conclusione l’arma risulta pesante e sovradimensionata per un calibro come il 308win. E ne escluderei un uso tattico-operativo.
Non è propriamente friendly use, ma è un vero cavallo di razza, un purosangue della precisione, capace di dare in gara, sotto la guida di mani esperte e con la giusta cartuccia, grosse soddisfazioni e importanti punteggi.

 

Leonardo Umberto Andreoli

immagine in testa fonte www.tacticalthreshold.com

articolo pubblicato sulla rivista Diana Armi di febbraio 2009

 

 

 

 

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